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27

feb
2016

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di Laborafilm

Oscar 2016: Sicario e Carol, due occasioni mancate

In 27, feb 2016 | 0 Commenti | In Altro | di Laborafilm

Inutile negare che la scelta delle candidature agli Oscar, da sempre i premi cinematografici dell’anno (che piaccia o meno), non potrà accontentare tutti, rimarrà sempre qualche insoddisfatto, più o meno giustamente. Nonostante alcune decisioni prese dall’Academy possano risultare  prevedibili e scontate, ci sono sempre delle esclusioni eccellenti e delle sorprese inaspettate. La storia si ripete nuovamente dopo gli annunci di quest’anno, subito dopo i quali in realtà, l’attenzione dei media si è focalizzata non tanto sui titoli snobbati abbastanza clamorosamente (i cosiddetti “snub”), quanto piuttosto sulla polemica esplosa, e rimbalzata in rete con l’hashtag #OscarsSoWhite, per la totale assenza nelle nomination di attori o attrici di colore (come era già successo l’anno scorso). Andando oltre questo dibattito ed evitando qualunque tipo di pronostico, la nostra intenzione è quella di sottolineare due titoli che (secondo noi), nonostante alcune nomination ottenute, sono stati esclusi dalla categoria Miglior film. Ribadendo il fatto che è abbastanza inevitabile infastidire qualcuno, dal momento che le categorie dei premi sono composte da solo cinque nomi, è alquanto inaspettato che film come Sicario (2015) e Carol (2015), acclamati sin dal festival di Cannes, dove sono stati presentati nel concorso principale, non siano entrati nella corsa alla statuetta più ambita, che dal 2010 ha visto aumentare fino a otto il numero dei candidati.

Il regista canadese Denis Villeneuve, candidato all’Oscar Miglior film straniero con La Donna che canta (Incendies, 2010), nel narrare le vicende di un gruppo di agenti governativi impegnati nella lotta al cartello messicano, sembra non essersi fatto condizionare delle produzioni hollywoodiane, motivo (forse) per il quale, nonostante le tre nomination ottenute: Miglior colonna sonora, Miglior montaggio sonoro e Miglior fotografia (Roger Deakins, candidato 13 volte in carriera, ma mai vincitore dell’ambita statuetta), il film è stato escluso dalle categorie più importanti: Miglior film e Miglior regia. Sicario infatti, tra sparatorie, suspense, tensione e atrocità, mischia le carte del cinema di genere attraversando piu’ volte la linea di confine tra Messico e Stati Uniti, così come quella labile di demarcazione etica i cui limiti vengono continuamente spostati dagli uomini di potere in modo da legittimare le proprie azioni.

Carol, ultima fatica di Todd Haynes (Velvet Goldmine, I’m Not There, Far form Heaven) riporta nell’America degli anni ’50, dove si assiste alla nascita e allo sviluppo dell’amore tra due donne di età e ceto sociale differente, una delle quali alle prese con un divorzio e con figlia a carico. Il risultato è raffinato, un’opera misurata, che rasenta la perfezione estetica e fotografica, dimostrando grande sapienza storica e linguistica. Anche in questo caso le nomination non sono mancate, le performance di Cate Blanchette, ma soprattutto di Rooney Mara non si sarebbero in nessun caso potute ignorare (e non è stato fatto a Cannes, dove ha ricevuto la Palma d’oro come miglior attrice ex-aequo con Emanuelle Bercot per Mon Roi), così come la colonna sonora composta da suoni lenti, intimi, ma seducenti e affascinanti, che ha regalato la prima candidatura al compositore Carter Burwell. Una storia che parla degli anni ’50, ma che sembra anche appartenergli, riprendendo alcuni stilemi classici del mélodramma, restituendo ansie, difficoltà, ma anche il latente clima oppressivo di controllo del diverso e non convenzionale che si andava sviluppando negli Stati Uniti di quegli anni. Il tutto lasciato intendere, non approfondito, sullo sfondo di un’amore delicato, che si sviluppa lentamente e timidamente fino a crescere e diventare elemento primario e fondamentale, non sacrificabile di fronte a nulla.

Sicario e Carol sono due film molto diversi tra loro che hanno ricevuto molta più attenzione al di fuori del contesto Academy, seppur le nomination ottenute rimangano di tutto rispetto, però, volgendo lo sguardo alle opere in lizza per entrare negli albi del cinema americano e mondiale ci rendiamo forse conto che sia il film di Villeneuve che quello di Haynes non avrebbero di certo sfigurato tra gli otto “finalisti”, anzi, molto probabilmente avrebbero portato una ventata di qualità e reso più accattivante una corsa che presumibilmente sarà un affare riguardante due o tre degli otto film nominati. Invece i due film si sfideranno solamente per la miglior fotografia e per la miglior colonna sonora.

Stefano Careddu

Samuel Antichi

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L'autore

Laborafilm

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