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The Witch

22

apr
2016

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By Laborafilm

The Witch – Un Film da Paura

On 22, apr 2016 | No Comments | In Altro | By Laborafilm

Alla sua prima esperienza nel lungometraggio, Robert Eggers esordisce con The Witch, piccolo, grande miracolo economico del cinema indipendente americano degli ultimi anni (costato 1  milione di dollari, ne ha incassati 32 in tutto il mondo), in grado di portarsi a casa anche un premio al Sundance Film Festival 2015 per la miglior regia.

Nel puritano New England del XVII secolo, una famiglia composta da due genitori e quattro figli si trova a dover vivere al di fuori della propria comunità trasferendosi lontano dal villaggio, nei pressi di un vastissimo bosco (in realtà, per questioni di finanziamenti statali, il film è stato girato in una zona sperduta in Ontario, Canada). La loro castissima vita è scandita dai ritmi del lavoro e della preghiera, la quale diventa incrollabile e primario valore. Le cose incominceranno a peggiorare rovinosamente quando il neonato Samuel, portato dalla sorella maggiore Thomasin a giocare nel bosco, sparirà. Da qui in poi si verificheranno una serie di tragedie che porteranno la famiglia a credere di essere stata maledetta da Dio. Ma la realtà si rivelerà ben peggiore.

Guardando questo film non si può fare a meno di tornare con la mente ad altre due recenti pellicole che sono riuscite a mettere in scena magistralmente la stregoneria: Antichrist di Lars Von Trier e Lords of Salem di Rob Zombie. Se il primo, sviscerando nemmeno troppo metaforicamente i propri personaggi, restituisce una lettura mistico-filosofica delle adoratrici del demonio, cercando al contempo di ragionare sulla figura della donna e del suo rapporto con la Natura nel suo senso più assoluto, il secondo mette in scena una vicenda dai toni più apertamente  orrorifici, raccontando una stregoneria antica e viscerale che attraversa il tempo in cerca di colei che darà alla luce il figlio di Satana. The Witch riesce a prendere tutto il meglio di queste due pellicole (e non solo). Il regista Robert Eggers, aiutato dal giovane ed abilissimo direttore della fotografia Jarin Blaschke, immerge lo spettatore all’interno di una natura ostile e oscura, proprio come quella nella quale Lars Von Trier ci fece sprofondare che, nell’inquietante rappresentazione del bosco vicino all’abitazione della sventurata famiglia, si configura come anticamera dell’inferno, cuore silenziosamente pulsante del Male stesso.

Siamo indubbiamente di fronte ad un horror che segue rigorosamente le indicazioni fornite dai migliori esempi del genere: una regia asciuttissima costruita prevalentemente su inquadrature fisse o movimenti molto limitati della macchina da presa (in questo, il film ricorda molto più da vicino Lords of Salem di Zombie, piuttosto che i virtuosismi di Von Trier), relativa povertà di mezzi, una manciata di personaggi e tensione costante coadiuvata da un orrore quasi sempre suggerito e mai esplicitamente mostrato. I noti jumpscare, ormai fin troppo utilizzati negli horror contemporanei per assicurare un facile effetto di spavento sono totalmente assenti. La paura  in The Witch è qualcosa che monta lentamente (riuscendo però a restare costante per tutto il film), che si prende i suoi tempi, non ha fretta di spaventare, esattamente come succedeva in Lords of Salem. Da notare come questo raffinatissimo effetto sia stato affidato in larga parte alle musiche, create da Mark Korven, già responsabile della colonna sonora di un cult movie come The Cube. Queste sono parte essenziale della pellicola di Eggers poichè sovrapposte perfettamente alle immagini, riescono a restituire violentemente un senso di terrore puro, di Male sconosciuto costantemente in agguato.

Dal punto di vista recitativo non si può che apprezzare la grandissima capacità degli attori di entrare completamente nella parte lavorando di cesello su ogni piccolo aspetto dei personaggi, dall’accento particolarissimo dei primi coloni inglesi in territorio americano, fino alla più totale incapacità (leggibilissima sui loro volti) di affrontare concretamente una empia entità della quale fino ad allora si era solo sentito parlare in chiesa. Il plauso va in particolar modo ai due fratelli maggiori, giovani attori (Anya Taylor-Joy e Harvey Scrimshaw) praticamente sconosciuti che in questa loro prima (o quasi) intepretazione dimostrano grande talento nel riuscire a fugare ogni dubbio di artificiosità nelle loro espressioni, sia mimiche che verbali.

The Witch è un film che funziona sotto tutti i punti di vista e che sta avendo il grande merito di porre all’attenzione di tutti le qualità di questi giovani talenti, siano essi i tecnici o gli attori, dimostrando ancora una volta che il vero horror è quello che si fa con pochi soldi, e che con budget relativamente ridotti e una produzione indipendente sia possibile fare film che facciano ancora venire gli incubi alle persone.

Davide Rossi

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