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Ventos de Agosto

August Winds: la natura degli elementi e del comportamento umano

On 15, ott 2016 | One Comment | In Altro | By Samuel Antichi

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Tra le baracche di un povero villaggio di mare nel Nord-est del Brasile, dove la gente vive prevalentemente di pesca e dei frutti della terra, va in scena l’eterno ciclo della vita e della morte. Shirley (Dandara de Morais), una giovane ragazza, lascia la città per prendersi cura dell’anziana nonna degente, che fatica a trovare un sostegno per non finire inghiottita dalla rassegnazione provocata dall’implacabile scorrere del tempo, dalla vecchiaia che avanza, mentre i suoi lunghi capelli bianchi cadono inesorabili. Tuttavia, tra le mangrovie e le noci di cocco esplode la pulsione sessuale tra la giovane e il fidanzato, Jeison (Geova Manoel dos Santos), che lavora con lei alla piantagione e nel tempo libero fa pesca subacquea, cacciando aragoste e polpi. Un giorno il ragazzo trova un teschio tra i coralli, in fondo al mare, a cui cercherà di restituire un volto, una fisionomia, ricostruirne la storia, rianimando la materia attraverso una formula rituale.
Uscendo fuori dai binari di genere e forma, tracciando una linea narrativa con spirito di osservazione antropologica/etnografica, Gabriel Mascaro si ferma sulle azioni e sui corpi ambrati e sinuosi dei suoi protagonisti mentre il vento erode la terra così come i segni e le tracce lasciate dall’esistenza umana. Il regista stesso, all’interno di film, cerca un luogo appartato e isolato per registrare i suoni che il vento provoca quando le tempeste tropicali giungono sulla costa nel mese di Agosto. Lampi di vita laboriosa sullo sfondo, mentre il fruscio prodotto dal vento quando attraversa alberi e rami viene coperto dall’ululato, generato nel momento in cui si infrange contro le rocce o le onde del mare. August Winds (Ventos de Agosto, 2014), presentato nella sezione concorso internazionale alla 68esima edizione del Festival del Film di Locarno, esplora la forza della natura negli sconvolgimenti climatici e quella dei sensi nell’erotismo dirompente. Un’opera meditativa in cui l’elemento atmosferico incarnato dall’incessante soffio del vento simbolizza il moto perpetuo della natura così come quello che scandisce la vita dell’essere umano. Il paesaggio idilliaco, misticheggiante, senza tempo, le cui spiagge, e i cui cimiteri, vengono lentamente mangiati dal mare che si riprende ciò che l’uomo ha tentato di privargli, è teatro di un imperturbabile e primordiale ciclo di nascita e distruzione, vita e morte, rimodellato nella superficie, nell’aspetto e nella sua profonda essenza dalla forza primordiale degli elementi. Immagini prevalentemente statiche e contemplative che trasmettono il senso di impermanenza attraverso l’elemento transitorio della natura, dall’inesorabile andare e venire delle onde del mare al soffiare del vento che muove le fronde degli alberi.

 

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